HAMILTON DE HOLANDA

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Hamilton de Holanda, un folletto col mandolino

Le note hanno deciso di salire più in alto, così si fanno più lievi per alzarsi oltre il cielo, scegliendo la stella su cui posarsi

(di Marika Borrelli – 27/07/2014)

Venerdì sera ho ritrovato il solito lampione che mi regala quel fiotto di luce sufficiente per annotare, mentre ascolto il concerto. Ancora una volta “Musica al Parco”, terzo incontro. Uso da sempre, per annotare, una moleskine nera, sempre uguale. Fa tanto Chatwin, lo so: è perché io viaggio molto. Specialmente quando ascolto musica. Non sono un tecnico, si capisce, lo intuite facilmente. Eppure, la musica racconta. Questo che leggerete è il diario del viaggio in un concerto.

La serata di venerdì l’ho trascorsa assieme al mandolino di Hamilton de Holanda. (Si promuncia Hamìlton, con l’accento sulla ‘i’, non all’inglese, con l’accento retratto.)
Hamilton è come un folletto. Entra in punta dei piedi, quasi sfiora il palco. Si accomoda sulla sedia così ammortizzata che pare un’altalena. Serio, compreso. Sorriderà solo a fine concerto, ripetendo all’infinito-con-fading-away (sarebbe ‘sfumando via’) “Obrigado, obrigado, obrigado, obri…”

Il palco è (non)arredato in puro stile minimalista. Tutto l’universo per un’ora circa sarà racchiuso lì, in quel suo mandolino speciale, a dieci corde, che vive di una vita propria.

Si promuncia Hamìlton, con l’accento sulla ‘i’, non all’inglese, con l’accento retratto

Hamilton lo tocca con delicatezza. Il colore chiaro del legno risalta sullo scuro del dress code del mandolinista brasiliano. Hamilton si fa plettro. Anzi, è ‘il’ plettro. Come un fluido, la sua personalità ascosa passa nelle corde e da lì sale nella notte senza luna.

Siamo in un teatro all’aperto. Immersi nei rumori della città. Abbaiano cani. Passa un aereo. Romba una moto. Dalle finestre della redazione (mo’ si dice newsroom, sapevatelo) di un giornale locale — allocata nel palazzo accanto al teatro — vengon fuori urla di redattori. Forse sono in ritardo con l’impaginazione, forse un corrispondente non ha ancora mandato il pezzo. Chissà. No, decisamente al «NewYorkTimes» non sono così fortunati a lavorare in compagnia della musica di un bandolim a dieci corde. Roba che succede solo ad Avellino. Mi sembra così speciale, così distintivo.

Al «NewYorkTimes» non sono così fortunati a lavorare in compagnia della musica di un bandolim a dieci corde

Hamilton non parla italiano. Due parole in inglese. Forse non vorrebbe parlare proprio neanche nella sua lingua. S’interrompe raramente per citare il titolo e l’autore del brano che ha eseguito o eseguirà. Suona di suo e non. Jobîm, Chico de Buarque, Vinicius de Moraes, il ‘Love Theme’ da “Nuovo Cinema Paradiso”, un omaggio a Pixinguinha (al secolo Alfredo da Rocha Viana) con “Capricho”, una “Que serà” (ancora Jobîm) lunga come la speranza, l’unico sentimento che ci sta sostenendo in questi momenti (ma ne riparleremo in altre puntate).

La mia mente ha deciso che il brano di Jobîm (l’ottavo del programma del concerto) era quello giusto per meditare. La mente ha cominciato a svuotarsi e a vagheggiare per ricordi presi un po’ qua e un po’ là, pizzicando nella memoria, come Hamilton pizzica le note. È una sorta di time-out psico-temporale per entrare nel ‘flusso’, dove tutto è a posto, dove non senti dolore, dove ti piace tanto rimanere e da dove non vorresti tornare. Come se l’avesse capito, Hamilton termina il brano soffusamente. Ed il mio ritorno sulla Terra non fa male come una rapida caduta dalle nuvole.
Mentre ascolto, mi accorgo dell’accostamento tra il madrigalista dipinto sul fondale di questo teatro sotto il cielo con la sua mandola (liuto) e il mandolino di Hamilton de Holanda. Ovviamente, non sono l’unica, come potete vedere nella foto di copertina di Antonio Bergamino (che ancora una volta ringraziamo).

Le note hanno deciso di salire più in alto, così si fanno più lievi per alzarsi oltre il cielo, scegliendo la stella su cui posarsi. Il vibrato (a noi caro e noto per coordinate geografiche) è tutt’uno con l’idea di notte d’estate e di mare. Non piove ed è già tanto, ma il mare manca. Lo dico sempre che alla nostra città manca il mare. Fisicamente e concettualmente.

Lo dico sempre che alla nostra città manca il mare. Fisicamente e concettualmente

Samba e jazz si rincorrono. Melodie e sincopi giocano a nascondino.
Mentre espando i miei appunti al computer, ascolto il ciddì di Hamilton de Holanda con il suo omaggio a Pixinguinha. Grande pezzo “Benguelè”, in compagnia del magico piano di Chuco Valès.

Mi fermo a riflettere sulla pronuncia che Hamilton ha della parola ‘grande’: in portoghese brasiliano diventa ‘grangi’ (per via dell’alveolarizzazione parossistica della dentale sonora che si trasforma in affricata postalveolare sonora). Sì, ma che c’entra? Be’, il portoghese si può amarlo anche dopo il Mundial. Che strano, proprio durante la mattinata, pensavo che sarebbe stata ora di imparare un’altra lingua. E perché no, proprio il portoghese?

Si aprono mondi strani, diversi, caleidoscopici (come è anche la glottologia, credetemi), a guardare bene dentro la musica, oltre la musica. Ed anche per quest’estate, questa nostra tormentata ed altalenante estate, dal cielo di Avellino, Luciano Moscati e “I Senzatempo” conducono l’astronave tra i mondi del ricordo e della fantasia.

Luciano Moscati e “I Senzatempo” conducono l’astronave tra i mondi del ricordo e della fantasia

Il concerto è finito. Un ‘grangi’ Hamilton saluta e se ne va. In punta di piedi, così com’era entra

Crítica: ‘Caprichos’, de Hamilton de Holanda.

Em álbum duplo com composições próprias, músico atesta seu bom momento e dialoga com virtuosos companheiros da cena instrumental

POR SILVIO ESSINGER

08/07/2014 6:00
Não é brinquedo. Hamilton de Holanda e seu bandolim de 10 cordas: temas vão além dos limites do instrumento Foto: Divulgação / DivulgaçãoNão é brinquedo. Hamilton de Holanda e seu bandolim de 10 cordas: temas vão além dos limites do instrumento - Divulgação / Divulgação

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RIO — Pode, mesmo, parecer capricho de um músico que, em 17 anos de carreira fonográfica, não desligou o botão “Rec”. Mas, nesse álbum duplo, que agora ganha lançamento em formato físico, em CD, não falta ao bandolinista Hamilton de Holanda o que dizer/tocar.

Logo depois de “Mundo de Pixinguinha”, de discos com o pianista italiano Stefano Bollani e com Hermeto Pascoal, e prestes a soltar o álbum “Bossa negra”, com Diogo Nogueira, o músico reúne 24 de suas composições, os seus “caprichos”, em um só pacote. Temas feitos no bandolim de 10 cordas, instrumento cujos horizontes Hamilton vem tentando alargar há alguns anos — e que, por essa mesma razão, não ficam presos nos limites do bandolinístico.

Em “Caprichos”, Hamilton de Holanda tem lá os seus momentos solo (já explorados com fineza no CD “Íntimo”, de 2007), mas ele divide boa parte do álbum com músicos que cresceram (e apareceram) junto a ele, e que formaram uma das cenas mais sólidas do instrumental brasileiro.

Beleza há de sobra no encontro com o pianista André Mehmari, no “Capricho de Pixinguinha”. Já os violonistas Rogerio Caetano (em “Capricho do Luperce”) e Rafael dos Anjos (no “Capricho de valsa”) remexem tradições em seus passeios com Hamilton. As impossibilidades hermetísticas de “Capricho de valsa” ficam para trás no duo com o acordeonista Bebê Kramer. E o bandolinista ainda brinca de caixinha de música como forma de abrir espaço à gaita virtuosa de Gabriel Grossi.

A visão panorâmica da música brasileira de Hamilton de Holanda se denuncia em faixas como “Capricho do retirante” (solo, que reimagina o lamento violeiro nordestino como possível blues brasileiro) e “Capricho de Raphael”, um prodígio de choro/maxixe com André Vasconcellos (contrabaixo) e Thiago da Serrinha (percussão).

Com garra, mas intimista; limpo, expressivo, viril e alegre, “Caprichos” atesta o grande momento de Hamilton, aos 38 anos. E os bandolins em contraponto, no “Último capricho”, dão o gran finale para esse disco necessário.

Cotação: Ótimo

Read more: http://oglobo.globo.com/cultura/musica/critica-caprichos-de-hamilton-de-holanda-13173061#ixzz36zqvDCFG

Ao som do Bandolim: Hamilton de Holanda lança projeto Caprichos

Por CAROLINA CALLEGARI (EMAIL)

Caprichos. O projeto criado por Hamilton de Holanda inclui um site voltado para o estudo do bandolim Foto: Eduardo Naddar

Caprichos. O projeto criado por Hamilton de Holanda inclui um site voltado para o estudo do bandolim Eduardo Naddar

O auditório da Escola de Música da Rocinha foi escolhido como palco para o lançamento de Caprichos, de Hamilton de Holanda, no último dia 16. O projeto, contemplado no ano passado com o Prêmio Funarte de Música Brasileira, é voltado para a educação musical. Os 24 temas, ou caprichos, compostos pelo musicista para a iniciativa estão reunidos em um disco duplo e são oferecidos no site para audição on-line e download, assim como suas partituras.

Internacionalmente respeitado, Hamilton transformou o bandolim ao acrescentar-lhe duas cordas. E é assim que ele toca seus caprichos.

‘Uma ideia surgida de um solfejo’

Hamilton de Holanda conta que a inspiração para o projeto “Caprichos”, designação de uma forma livre de compor músicas instrumentais, veio por um acaso:

— Foi uma ideia surgida de um solfejo. Peguei o celular e comecei a gravar. Fui solfejando e pensei que era o caminho para algo interessante. Decidi fazer a mesma coisa nos dias seguintes. Quando fui ver, estava criando uma historinha de melodias. Neste meio tempo, veio a ideia de que podia fazer uma série de músicas, procurando em cada uma delas uma linguagem diferente, uma estética, e fazer disso um projeto com início, meio e fim.

Marcelo Lima, monitor de violão da Escola de Música da Rocinha, começou os estudos no local há 14 anos, e assistiu à apresentação do projeto. Hoje, aos 28 anos, ele se impressiona com o trabalho de Hamilton:

— Cada música tem um significado. Achei o som dele diferente de tudo o que já vi. Eu curto muita coisa alternativa, e o trabalho é outro. O que mais me chamou a atenção foi a capacidade que o Hamilton teve de criar uma história para cada música. Não foi simplesmente o instrumental.

O material do projeto está no site http://hamiltondeholanda.com/caprichos/. Quem quiser compor os próprios caprichos e ter a chance de vê-los compartilhados pode postá-los no Facebook, usando a hashtag #hhcaprichos. https://www.facebook.com/pages/Caprichos/754250304619942

Leia mais sobre esse assunto em http://oglobo.globo.com/rio/bairros/ao-som-do-bandolim-hamilton-de-holanda-lanca-projeto-caprichos-12586830#ixzz32pFCjmMG

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Brasiliense Hamilton de Holanda recebe Prêmio da Música Brasileira

Publicação: 15/05/2014 16:20 Atualização: 15/05/2014 16:25 – Correio Brasiliense

O evento ocorreu na noite de quarta-feira (14/5), no Rio de Janeiro, e premiou artistas renomados

Hamilton de Holanda durante o 25º Premio da Musica Brasileira no Theatro Municipal (Roberto Filho/Divulgação )
Hamilton de Holanda durante o 25º Premio da Musica Brasileira no Theatro Municipal

O resultado do Prêmio da Música Brasileira de 2014 foi anunciado na última quarta-feira (14/5), no Theatro Municipal do Rio de Janeiro. A edição deste ano prestou homenagem a um dos ritmos musicais de tradição brasileira, o samba. A cerimônia também citou importantes nomes da cena musical como Reginaldo Rossi, Dominguinhos, Jair Rodrigues e o cantor Alexandre Pessoa, filho de Erasmo Carlos. Num total de 103 indicados, os vencedores aos poucos subiram para receber o prêmio. A festa contou com a apresentação dos atores Mateus Solano e Camila Pitanga.
Interpretada por Gilberto Gil e Mariene de Castro, a música É Luxo Só, de Ary Barroso abriu a noite. O álbum Reencontro, de Ângela Maria e Cauby Peixoto venceu a categoria Canções Populares, além disso os dois também levaram o trofeu de Melhor CantorMelhor Cantora.

Ícone da música brasiliense, o músico Hamilton de Holanda recebeu o troféu de Melhor SolistaMelhor álbum pela atuação em Mundo de Pixinguinha. Outra banda que também representou bem a capital foi o Monobloco, que foi premiado como Melhor Grupo.

 (Roberto Filho/Divulgação )

Na categoria MPB, o destaque de Melhor CantorCantora foi para Milton Nascimento e Maria Bethânia. Já como Melhor Dupla, o desejado prêmio foi para Chitãozinho & Xororó.
Confira os vencedores de outras categorias:

Categoria Arranjador

Gilson Peranzzetta por Edu Lobo e Metropole Orkest

Categoria Canção

Samba para João, de Wilson das Neves e Chico Buarque – intérprete Wilson das Neves (CD Se me chamar, ô sorte)


Categoria Projeto Visual

Artista

Vários, disco Arca de Noé – Adriana Calcanhotto  e Fernanda Villa-Lobos

Categoria Revelação

Artista

Bixiga 70,  disco Bixiga 70

Categoria Canção Popular

Melhor Álbum

Reencontro, de Ângela Maria e Cauby Peixoto, produtor Thiago Marques Luiz

Melhor Dupla

Chitãozinho & Xororó (Do tamanho do nosso amor – ao vivo)

Melhor Grupo

Monobloco

Melhor Cantor

Cauby Peixoto

Melhor Cantora

Ângela Maria

Categoria Instrumental

Melhor Álbum

Mundo de Pixinguinha, de Hamilton de Holanda, produtores Lu Araújo, Marcos Portinari e Hamilton de Holanda

Melhor Solista

Hamilton de Holanda (Mundo de Pixinguinha)

Melhor Grupo

Spok Frevo Orquestra (Ninho de vespa)

Categoria MPB

Melhor Álbum

Edu Lobo e Metropole Orkest
, de Edu Lobo e Metropole Orkest

Melhor Grupo

Boca Livre (Amizade)

Melhor Cantor

Milton Nascimento (Uma Travessia – 50 anos de carreira ao vivo)

Melhor Cantora

Maria Bethânia (Carta de amor)

Categoria Pop/Rock/Reggae/HipHop/Funk

Melhor Álbum

Atento aos sinais de Ney Matogrosso, produtores João Mário Linhares
e Sacha Amback

Melhor Grupo

Passo Torto (Passo elétrico)

Melhor Cantor

Ney Matogrosso (Atento aos sinais)

Melhor Cantora

Gal Costa (Recanto, ao vivo)


Categoria Regional


Melhor Álbum

Zulusa, de Patricia Bastos, produtores Du Moreira e Dante Ozzetti


Melhor Dupla

Caju & Castanha (Meu Deus que país é esse?)

Melhor Grupo

Quinteto Violado (Canta Gonzagão)

Melhor Cantor

Sérgio Reis (Questão de tempo)

Melhor Cantora

Patricia Bastos (Zulusa)

Categoria samba

Melhor Álbum

Se me chamar, ô sorte, de Wilson das Neves, produtores Wilson das Neves, Paulo César Pinheiro e Berna Ceppas

Melhor Grupo

Sururu na roda (Ao vivo)

Melhor Cantor

Zeca Pagodinho (30 anos – vida que segue)

Melhor Cantora

Alcione (Eterna alegria)

A criminalização da Cultura no DF

O oboísta ficou surdo.


Isso aconteceu durante os ensaios da orquestra. A razão? Muito simples: o pobre músico ficou, durante décadas, sentado à frente do naipe de metais. Os pavilhões dos trompetes estiveram, durante cerca de 30 anos, apontados para suas orelhas.


Na plateia, ninguém percebeu o processo de ensurdecimento. Tudo soou, sempre, muito bem. De longe, o som do oboé sempre combinou equilibradamente com os sons dos metais.


O leitor acha essa historinha absurda? Não é. No Reino Unido, grandes orquestras, atualmente, medem os níveis de decibéis de várias áreas para saber quais músicos estão sujeitos a mais intensidade sonora. As orquestras estão instalando, em pontos estratégicos, painéis de absorção sonora e telas protetoras à frente do naipe de metais.


Um decibelímetro colocado próximo ao naipe de metais ou da percussão indicará cerca de 100dB. Entretanto, colocado ele na plateia, a mais de 30 metros da fonte sonora, indicará confortáveis 50dB.


Infelizmente, os técnicos do Instituto Brasília Ambiental (Ibram), do Governo do Distrito Federal, não sabem disso e costumam descumprir a legislação. Ou, melhor, cometem ato de perseguição a músicos, a pretexto de cumprirem a legislação.


A Lei nº 4.092, de 30 de janeiro de 2008, chamada Lei do Silêncio, determina no artigo 7º: “Quando a fonte emissora estiver em uma zona de uso e ocupação diversa daquela de onde proceder a reclamação de incômodo por suposta Poluição sonora, serão considerados os limites de emissão estabelecidos nesta Lei para a zona de onde proceder a reclamação.”


Ou seja, quando um morador chama o Ibram reclamando da música que soa em um bar vizinho, o fiscal do órgão, munido de seu decibelímetro, não deve ir ao bar: ele deve ir ao apartamento do reclamante. É isso que está determinado na Lei do Silêncio. Para áreas mistas do DF, onde estão, em geral, bares com música ao vivo, a lei estabelece como limite o nível de 55dB no período noturno. No bar, o decibelímetro do fiscal poderá indicar 90dB, mas no apartamento do reclamante o aparelho medirá nível abaixo de 55dB. De acordo com a lei, é esta a ação que o fiscal deve proceder: medir o nível de pressão sonora que chega aos ouvidos do reclamante no interior da residência dele. Pouco importa quantos decibéis o músico produz no bar.


Bares de Brasília têm sido interditados, fechados e multados graças às fiscalizações equivocadas e perversas de fiscais do Ibram. Tudo se passa como se existissem intenções deliberadas de perseguição aos músicos e à prática musical em geral. O aparato repressor do Governo do Distrito Federal cresce com a adesão da Agência de Fiscalização do DF (Agefis), beirando a extrapolação de suas competências.


A consequência dessas arbitrariedades tem sido o desemprego de músicos da noite. A capital federal das noites ricas de cultura passa a sofrer de uma apatia cultural vergonhosa.


A lei que estabelece limites na intensidade sonora da música é a mesma lei que trata dos ruídos provenientes do tráfego, dos carros de som, dos veículos automotores e do tratamento acústico de hospitais. Não temos notícias de fiscalizações nesses aspectos: apenas os músicos são reprimidos.


Motoqueiros irresponsáveis continuam azucrinando a população com os roncos de suas máquinas das quais foram retirados os silenciadores. Motoristas incomodam, livremente, pedestres e outros motoristas com seus potentes equipamentos de som instalados nos automóveis. Hospitais públicos continuam com suas paredes finas, de alvenaria de tijolo em pé, expondo os ouvidos dos pacientes aos ruídos externos.


A mesma Lei nº 4.092, que o Ibram descumpre, determina que escolas, creches, bibliotecas e ambulatórios devem comprovar o devido tratamento acústico. A lei deu o prazo de cinco anos àquelas instituições para que elas instalassem isolamentos acústicos. Esse prazo venceu em janeiro de 2013. Não vemos qualquer tratamento acústico nas paredes das instituições governamentais daquelas áreas. Também não vemos a Agefis e o Ibram fiscalizando e multando os hospitais e postos de saúde do GDF.


A Lei nº 4.092 e as normas da Associação Brasileira de Notas Técnicas (ABNT) são totalmente omissas com relação às frequências dos sons, estabelecendo regras apenas para as intensidades. Faz-se necessária urgente a revisão da lei, atendendo as reivindicações dos músicos.


Jorge Antunes, maestro, compositor, pesquisador do CNPq,

pesquisador sênior da UnB e membro da Academia

Brasileira de Música